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Storia

Sebbene la Storia della Nematologia sia costellata soprattutto di nomi di eminenti studiosi stranieri, il contributo dato dagli italiani appare più interessante di quanto si potrebbe pensare. Già nel XVI secolo A. Cesalpino (1519-1630), botanico e medico, osservò nei reni di un cane il nematode parassita attualmente denominato Dioctophyme renale. Successivamente, il medico e naturalista U. Aldrovandi (1602) forse per primo usò il termine “verme” per indicare un gruppo zoologico distinto nell’ambito di quello degli insetti. Nel 1653 G. A. Borelli osservò nell’aceto una “anguillula”, Turbatrix aceti, e nel 1684 F. Redi pubblicò le sue osservazioni intorno agli “animali viventi che si trovano negli animali viventi”, citando i reperti di Autori precedenti e descrivendo numerosi nematodi da ospiti animali differenti.

Fino al XVIII secolo e parte del XIX, anche in Italia i reperti nel campo nematologico sono dovuti a medici naturalisti, che si interessano soltanto dei nematodi parassiti di animali, fra i quali si distingue F. Redi (1684). A G.A. Borelli (1653) e A. Vallisnieri (1661-1730) sono attribuite osservazioni su anguillule libere, mentre L. Spallanzani (1729-1799), uno dei fondatori della biologia moderna, oltre che di parassiti di animali si interessa anche di nematodi liberi.

I primi studiosi di nematologia agraria in Italia sono botanici e fitopatologi e le specie di nematodi che attirano maggiormente la loro attenzione sono quelli più dannosi e che causano sintomi molto evidenti e tipici, quali i nematodi galligeni delle radici, attualmente attribuiti al genere Meloidogyne. Il botanico G. Licopoli (1875-1877) pubblica descrizioni di Anguillula radicicola (= Meloidogyne sp.) e dei sintomi delle infestazioni indotte dal nematode sulle radici di Sempervivum tectorum e Vitis labrusca. Nel 1878 Cornu descrisse Anguillula marioni (= Meloidogyne sp.) e le galle sulle radici che potevano essere confuse con quelle causate sulla vite dalla Phyllossera” e, nel 1881, anche il delegato fillosserico Bellati, in collaborazione con Saccardo, si interessava all’Anguillula radicicola su vite. I nematodi galligeni su pomodoro furono descritti ed illustrati da F. Cavara nel 1895. Fra il 1877 e il 1916 Tylenchus graminis (probabilmente Anguina) e Tylenchus devastatrix (= Ditylenchus dipsaci) furono segnalati su cereali e barbabietola.

A partire dalla  fine dell’800 presso l’Istituto Botanico di Pavia e poi presso la Stazione di Patologia Vegetale di Roma operano studiosi interessati al problema dei nematodi fitoparassiti e aggiornati sulla bibliografia straniera che li riguarda. Il nematode cisticolo della barbabietola, Heterodera schachtii, viene segnalato soltanto nel 1931 nel Lazio da L. Petri, che in una lunga serie di note fitopatologiche (1927-1942), pubblicate sul Bollettino della Regia Stazione di Patologia Vegetale, segnala attacchi di nematodi galligeni su piante ortensi, floricole e su fruttiferi, di due specie di Aphelenchoides su felci e su piante da fiore e di Anguillulina dipsaci (= Ditylenchus dipsaci) su ortensia. La presenza su radici di arancio di Tylenchulus semipenetrans viene scoperta da Biraghi nel1940. Nel 1950 Mameli Calvino pubblica una rassegna delle sue ventennali osservazioni, segnalando infestazioni di alcuni Aphelenchoides, Heterodera marioni (= Meloidogyne sp.), Anguillulina dipsaci, Anguillulina pratensis (= Pratylenchus pratensis). Il nematode cisticolo dei cereali, Heterodera avenae, venne segnalato da A. Mezzetti nel 1953 su frumento.

 

Un impulso alla nematologia agraria viene dato a partire dagli anni “50. Infatti, viene istituito a Firenze, presso la Stazione di Entomologia Agraria, un laboratorio di nematologia in cui affluisce materiale inviato in esame dagli agricoltori e dagli Osservatori Fitopatologici che hanno ormai preso coscienza del problema. Negli anni successivi (1968) presso il rinnovato Istituto Sperimentale per la Zoologia Agraria di Firenze, viene costituita la Sezione di Nematologia diretta dalla Professoressa Anna Marinari Palmisano, e all’Osservatorio per le Malattie delle Piante di Pescara il direttore, Professor Alfonso Scognamiglio, segue un indirizzo prettamente nematologico. Presso l’Università di Bari, il Professor Antonio Ciccarone (1959) è uno dei pionieri nell’uso dei nematocidi fumiganti, soprattutto per combattere contro i nematodi vettori di virus della vite. Il primo reperto circa la distribuzione di Xiphinema index nell’Italia meridionale conduce a molte altre ricerche riguardanti i nematodi Longidoridae all’Istituto di Patologia Vegetale di Bari. In Sicilia, a cura di patologi vegetali, un altro fumigante, il Dibromocloropropano, viene saggiato contro il nematode degli agrumi Tylenchulus semipenetrans. Nel 1965 presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bari viene attivato il corso di Nematologia e nel 1970 viene istituito a Bari, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e sotto la direzione del Professor Franco Lamberti, un laboratorio di Nematologia Agraria, che verrà poi trasformato in Istituto nel 1981 (attualmente Sezione di Bari dell’Istituto per la Protezione delle Piante del CNR).

 

Fra il 1970 e il 1990 i nematologi italiani sono entrati in una fase cruciale della loro attività, e benché il loro numero sia piuttosto esiguo rispetto a coloro che coltivano altre discipline fitopatologiche, il loro interesse si rivolge a tutti gli aspetti della nematologia e la loro produzione scientifica diviene rilevante a livello mondiale per quantità e qualità. Pertanto, si sente sempre più pressante la necessità momenti di incontri per condividere esperienze ed occasioni per trasferire agli utilizzatori i risultati delle ricerche. La prima occasione viene offerta dalla Società Europea di Nematologia che nel 1970 tiene il suo primo congresso in Italia, a Pescara, al quale ne seguiranno altri due, a Bari nel 1980 e a Roma nel 2004. Per interesse del Prof. Lamberti, vengono organizzati in Puglia “Study Advanced Institutes“della NATO, su temi nematologici specifici, quali “Virus Vector Nematodes”, nel 1974, “Root-knot Nematodes” nel 1977, “Cyst Nematodes” nel 1985 e “Advances in Molecular Plant Nematology” nel 1993. Per la stessa ragione, nel 1973 viene fondata a Bari dal Prof. F. Lamberti la rivista “Nematologia Mediterranea” che nei suoi 40 anni di pubblicazione ha accolto importanti contributi riguardanti i diversi aspetti della nematologia dell’area mediterranea.

 

Un ulteriore e decisivo contributo alla divulgazione dei risultati delle ricerche nematologiche in Italia viene data nel 1978 con la fondazione a Bari della “Società Italiana di Nematologia” (S.I.N.) di cui sono soci fondatori il Prof. F. Lamberti (Bari), la Prof.ssa Maria Teresa Vinciguerra (Catania), il Dr. Renzo Sacconi (Bologna) e il Dr. Gennaro Mancini (Torino). La Società Italiana di Nematologia ha lo scopo di promuovere studi, ricerche, convegni e iniziative tendenti a favorire e diffondere la conoscenza dei nematodi del terreno, delle acque e associati alle piante, di facilitare e intensificare i rapporti tra gli studiosi ed i tecnici interessati alla materia, di promuovere il progresso e la conoscenza dei relativi metodi di difesa per la protezione delle colture agrarie e degli ecosistemi forestali.

 

Le prime “Giornate Nematologiche”, della SIN, sono state tenute a Firenze nel 1979 ed il primo congresso nel 1981 a Torino. Da allora la SIN tiene congressi ogni tre anni e giornate nematologiche negli anni intermedi, su temi nematologici ristretti o, in collaborazione con altre società scientifiche, su temi fitosanitari più ampi riguardanti colture tipiche. Di tutti questi eventi vengono pubblicati gli atti o immesse in rete sintesi dei contributi. La partecipazione a questi incontri, che vede il coinvolgimento e l’interesse di istituzioni scientifiche Italiane, Servizi Fitosanitari, mondo dell’industria agroalimentare e imprenditori agricoli, è cresciuta negli anni, divenendo un momento di particolare rilevanza nel panorama nazionale degli incontri dedicati alla difesa delle colture agrarie e alla protezione degli ecosistemi forestali.

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